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Cucina portoghese: i piatti tipici da non perdere

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Il Portogallo non è solo Lisbona affacciata sul Tago, le spiagge dell’Algarve e i paesi colorati del Douro. È anche un paese dove il cibo racconta secoli di storia, di mare e di emigrazione. E dove sedersi a tavola significa quasi sempre mangiare bene spendendo poco.

La cucina portoghese nasce dall’Atlantico. Il pesce e il merluzzo salato sono il filo conduttore di tutto il paese. Accanto al mare, però, convive una forte tradizione contadina dell’entroterra, fatta di maiale, zuppe e pane. A questa si aggiunge l’eredità delle Grandi Scoperte, che ha portato qui spezie, peperoncino e ingredienti da Brasile, Africa e Asia. Un capitolo a parte è la pasticceria conventuale, nata nei monasteri. Lì le suore usavano enormi quantità di tuorli d’uovo, perché l’albume serviva per inamidare gli abiti religiosi e chiarificare il vino. Ecco perché tanti dolci portoghesi sono a base di uova e zucchero.

Ogni regione ha la sua identità. Il Minho a nord vive di zuppe e caldo verde, Trás-os-Montes di salumi, l’Alentejo di maiale e pane. La costa punta sul pesce e sui frutti di mare, mentre Madeira e le Azzorre hanno specialità tutte loro. Per questo non esiste “un” piatto portoghese, ma decine di piatti molto diversi tra loro.

Quanto si spende a tavola

Mangiare in Portogallo è anche economico, soprattutto rispetto al resto dell’Europa occidentale. In una tasca (l’osteria popolare) frequentata dalla gente del posto puoi pranzare con 8-12 euro. Spesso c’è il prato do dia, il piatto del giorno, che include zuppa, secondo e a volte caffè. In un ristorante di fascia media si sale a 20-35 euro. Nelle marisqueire di pesce e crostacei, dove si paga al peso, il conto supera facilmente i 40-50 euro a persona. Un’ultima nota: il couvert (pane, olive, paté e formaggio portati al tavolo prima di ordinare) non è gratis. Se non lo vuoi, basta rimandarlo indietro senza problemi.

Qui sotto trovi i piatti e le bevande della tradizione da cercare. Per ognuno ti indico dove provarlo, privilegiando i locali frequentati dai portoghesi più che le trappole per turisti.

Bacalhau (baccalà)

Bacalhau

Il bacalhau è il vero piatto nazionale del Portogallo. C’è però un paradosso curioso: il merluzzo non si pesca nelle acque portoghesi. Arriva soprattutto dal Nord Atlantico, e qui viene salato ed essiccato. Si dice che in Portogallo esistano “365 modi di cucinarlo”, uno per ogni giorno dell’anno. E non è lontano dalla realtà.

Tra le ricette più classiche c’è il bacalhau à Brás, sfilacciato e mantecato con uova, patatine fritte sottili, cipolla e prezzemolo. Il bacalhau à Gomes de Sá, originario di Porto, si prepara a strati con patate, uova sode e olive. Il bacalhau com natas è gratinato con panna e besciamella, mentre il bacalhau à lagareiro va al forno con tanto olio e patate schiacciate. Alla Vigilia di Natale, infine, è immancabile il bacalhau cozido, lessato con patate, cavolo e uovo.

Dove provarlo:

  • A Casa do Bacalhau, Lisbona (quartiere Marvila, fuori dal centro): sotto una bella volta in mattoni di un’antica dimora, propone oltre venti versioni di bacalhau. Lontano dal giro turistico, frequentato dai lisboeti.
  • Laurentina – O Rei do Bacalhau, Lisbona (Avenida Conde de Valbom): aperto dal 1976, “il re del baccalà”, in zona residenziale lontana dai flussi turistici. Una garanzia per le ricette classiche.

Bolinhos (o pastéis) de bacalhau

Bolinhos de bacalhau

Restando in tema, le crocchette di baccalà meritano una menzione a parte. Sono polpettine ovali di baccalà, patate, uova e prezzemolo, fritte fino a doratura. A Lisbona e nel sud si chiamano bolinhos de bacalhau, a Porto e nel nord pastéis de bacalhau: stessa cosa, due nomi diversi. Si gustano calde come petisco (lo stuzzichino portoghese, l’equivalente della tapa spagnola), ma anche tiepide o fredde. L’accompagnamento ideale è un bicchiere di vino o una birra. Cercale dove le preparano al momento: fanno tutta la differenza.

Pastéis de nata

Pastéis de nata

I pastéis de nata sono il dolce portoghese più famoso al mondo. Si tratta di piccole tartellette di pasta sfoglia friabile, riempite di una crema all’uovo profumata di limone e cannella. La cottura avviene a temperatura altissima, fino a caramellare e annerire leggermente la superficie. Si gustano tiepidi, con una spolverata di cannella e zucchero a velo, insieme a un bica (l’espresso lisboeta).

La loro storia parte dal Mosteiro dos Jerónimos di Belém, dove i monaci li preparavano già prima dell’Ottocento. La ricetta originale è ancora oggi segreta. Solo lì il dolce può chiamarsi ufficialmente pastel de Belém: nel resto del paese si chiama pastel de nata.

Dove provarli:

  • Pastéis de Belém, Lisbona (Rua de Belém): l’originale dal 1837, con la ricetta segreta. Sì, è turistico e c’è quasi sempre coda. Ma la fila per l’asporto scorre veloce, e qui il dolce è davvero un’altra cosa.
  • Manteigaria, Lisbona e Porto (varie sedi, storica quella del Chiado): per molti portoghesi i migliori in assoluto. Li sfornano in continuazione e li servono caldissimi: quando sono pronti suonano una campana.

Francesinha

Francesinha

La francesinha è il piatto simbolo di Porto e non è per stomaci deboli. È un tramezzo “rinforzato”: pane in cassetta che racchiude diversi tipi di carne, dal prosciutto alla linguiça, dalla salsiccia fresca alla bistecca. Sopra, fette di formaggio fuso e una salsa densa e piccante a base di pomodoro e birra, la cui ricetta ogni locale custodisce gelosamente. Di solito arriva con un uovo all’occhio di bue in cima e un contorno di patatine fritte per raccogliere il sugo.

Il piatto nasce negli anni ’50-’60 come adattamento del croque-monsieur francese, da cui il nome (“piccola francese”). È sostanzioso: o lo dividi, o lo affronti con appetito vero. L’abbinamento d’obbligo è una Super Bock ghiacciata, la birra di Porto.

Dove provarla:

  • O Golfinho, Porto: locale piccolissimo e senza pretese, amatissimo dai portoensi. Una delle francesinha più autentiche della città. Solo contanti, niente carte.
  • Bufete Fase, Porto (centro): minuscolo e di culto, ha vinto il festival della francesinha nel 2003. Pochi tavoli, qualità altissima, zero fronzoli turistici.

Sardinhas assadas (sardine alla griglia)

Sardinhas assadas

Le sardine grigliate sono l’estate portoghese fatta piatto. Si usano sardine intere, semplicemente salate e cotte sulla brace. Si servono su una fetta di pane, che ne assorbe il grasso, con peperoni arrostiti o patate lesse. Niente di elaborato: contano solo la freschezza del pesce e la cottura sul carbone.

Sono legate soprattutto ai Santos Populares, le feste popolari di giugno. In quei giorni Lisbona si riempie di griglie fumanti, addobbi di carta colorata e musica, soprattutto nei quartieri di Alfama, Mouraria e Graça. Il momento clou è la notte di Sant’Antonio, tra il 12 e il 13 giugno. Mangiare una sardina in mezzo alla festa di strada è un’esperienza imperdibile.

Dove provarle:

  • Zé dos Cornos, Lisbona (Mouraria): tasca verace molto amata dai locali, carne e pesce alla griglia a prezzi onesti. Arriva all’apertura per evitare l’attesa.
  • Le griglie di strada di Alfama durante i Santos Populares: a giugno non serve un indirizzo preciso, basta seguire il fumo e l’odore. La sardina costa pochi euro e si mangia in piedi, in mezzo alla festa.

Bifana

bifana

La bifana è il panino portoghese per eccellenza, lo street food più amato del paese. Dentro un semplice papo seco (panino bianco e croccante) si infilano fette sottili di maiale, cotte a lungo in un sughetto di aglio, vino bianco, alloro e paprika. Niente fronzoli: solo carne saporita e pane che si inzuppa nel fondo di cottura. A piacere si aggiunge una fetta di formaggio che si scioglie con il calore, senape o salsa piri-piri piccante.

Costa pochissimo e si mangia in piedi, al bancone, magari con una Super Bock (la birra portoghese più popolare) o un imperial (la birra alla spina). A Lisbona la versione è più “bagnata”, a Porto più asciutta. È il pranzo veloce dei portoghesi, ma anche lo spuntino perfetto a qualsiasi ora.

Dove provarla:

  • As Bifanas do Afonso, Lisbona (Chiado): minuscolo chiosco con poche cose nel menu, ma la bifana è una delle migliori della città. Frequentato dai lisboeti. Solo contanti.

Caldo verde

Caldo Verde

Il caldo verde è la zuppa più amata del Portogallo, originaria del Minho, la regione verde del nord. La base è di patate frullate, brodo e olio d’oliva. Dentro si aggiungono striscioline sottilissime di cavolo (la couve galega) e qualche fetta di chouriço, il salume affumicato locale. Semplice, confortante, economica.

La trovi tutto l’anno, ma è immancabile a feste e matrimoni, dove arriva a tarda notte per rimettere in sesto gli invitati. Si mangia con il pane di mais (broa) e un bicchiere di vino verde, il bianco giovane e leggermente frizzante tipico del Minho.

Dove provarlo: lo trovi in qualsiasi tasca del nord e, come entrata, in gran parte del paese. A Guimarães e dintorni, culla della tradizione minhota, quasi ogni ristorante lo serve come primo, prima dei rojões (pezzi di maiale fritti) o di un bacalhau à minhota.

Cozido à portuguesa

Cozido à portuguesa

Il cozido à portuguesa è il grande bollito misto nazionale, il piatto della domenica e delle riunioni di famiglia. In un’unica pentola finiscono diversi tagli di carne (manzo, maiale, pollo, orecchio, pancetta) e salumi come chouriço, morcela e farinheira. Si aggiunge poi tanta verdura: cavolo, carote, rape, patate, più riso o fagioli. Tutto cuoce a lungo e arriva insieme in un piatto abbondante.

È un piatto invernale e domenicale per eccellenza, talmente identitario che le Azzorre ne hanno una versione speciale: il cozido das Furnas, cotto sottoterra grazie al calore vulcanico. Molti ristoranti tradizionali lo propongono solo in giorni fissi, quindi conviene informarsi prima.

Dove provarlo:

  • O Nobre, Lisbona: classico lisboeta, serve il cozido la domenica a pranzo, spesso a buffet. Si riempie di famiglie, meglio prenotare.
  • Tasquinha do Lagarto, Lisbona: tasca storica con porzioni enormi (una dose basta per due). Cozido in giorni fissi nei mesi freddi.

Carne de porco à alentejana

Carne de porco à alentejana

La carne de porco à alentejana è uno dei piatti più sorprendenti del paese, perché unisce terra e mare. Si saltano insieme cubetti di maiale marinato e vongole, con aglio, coriandolo, vino bianco e patate fritte a dadini. Il contrasto tra la carne saporita e il gusto iodato dei molluschi funziona benissimo.

Nonostante il nome, è un piatto nato lungo la costa e nell’Alentejo, la grande regione rurale del sud. Qui si alleva allo stato brado il maiale nero, i porcos de bolota nutriti con le ghiande dei sugheri. È in Alentejo, e nella sua capitale Évora, che lo si mangia al meglio.

Dove provarla:

  • Restaurante Fialho, Évora (Travessa das Mascarenhas): aperto dal 1948, è considerato il tempio della cucina alentejana, citato dai critici gastronomici. Tradizione vera, prenotazione consigliata.
  • Cervejaria 1/4 para as 9, Évora (centro storico): più informale, nel cuore di Évora, con una versione molto apprezzata del piatto a prezzi più accessibili.

Arroz de marisco

Arroz de marisco

L’arroz de marisco è il riso di mare portoghese: brodoso, abbondante, ricco di gamberi, vongole, cozze, granchio e a volte aragosta. Si cucina con pomodoro, aglio, coriandolo e un tocco di piccante. Non è un risotto all’italiana, ma un riso molto più liquido, quasi una zuppa. Arriva fumante al centro del tavolo, da condividere.

È tipico di tutta la costa atlantica, con una fama particolare nella zona di Vila Franca de Xira. Per i portoghesi è il piatto della domenica al mare per eccellenza. Una variante celebre è l’arroz de tamboril, fatto con la rana pescatrice.

Dove provarlo:

  • Azenha do Mar, Costa Vicentina (tra Zambujeira do Mar e Odeceixe, Alentejo): ristorante affacciato sull’oceano con pesce e frutti di mare freschissimi. L’arroz de marisco qui è leggendario. Posizione spettacolare, lontano dalle rotte affollate.
  • Marisqueira de Matosinhos, zona di Porto: a Matosinhos, il quartiere del pesce di Porto, dove i portuensi vanno a mangiare crostacei e riso di mare lontano dal centro turistico.

Amêijoas à Bulhão Pato (vongole sauté)

Amêijoas à Bulhão Pato

Le amêijoas à Bulhão Pato sono il modo più portoghese di gustare le vongole. Si saltano in padella con aglio, olio d’oliva, abbondante coriandolo fresco, un po’ di succo di limone e vino bianco. Nient’altro. Si mangiano con le mani, usando un guscio vuoto come pinza e facendo la scarpetta nel sughetto con il pane. Il nome arriva da un poeta gourmet dell’Ottocento.

Sono un petisco classico delle marisqueire, l’antipasto perfetto prima di una mariscada. Le trovi in tutto il paese, ma a Lisbona sono un’istituzione.

Dove provarle:

  • Cervejaria Ramiro, Lisbona (Avenida Almirante Reis): la marisqueira più famosa della città. Sì, ormai la conoscono anche i turisti. Ma resta il punto di riferimento dei lisboeti per i frutti di mare, e le vongole à Bulhão Pato qui sono memorabili. Mettiti in lista e aspetta il tuo turno.

Polvo à lagareiro (polpo alla lagareiro)

Polvo à lagareiro (polpo alla lagareiro)

Il polvo à lagareiro è uno dei modi più amati di cucinare il polpo in Portogallo. Prima viene lessato finché diventa tenero, poi arrostito in forno e annegato letteralmente nell’olio d’oliva, con l’aglio. Lo accompagnano le classiche batatas a murro: patate piccole, schiacciate con un pugno e cotte al forno con la buccia. Il nome lagareiro viene dal lagar, il frantoio. È il modo di cucinare di chi l’olio buono ce l’ha in abbondanza.

È un piatto diffuso in tutto il paese, dove il polpo è protagonista della cucina di mare. Lo trovi in quasi tutte le marisqueire e nei ristoranti tradizionali. Spesso, accanto al polpo, lo stesso trattamento tocca anche al bacalhau à lagareiro.

Dove provarlo: è di casa nelle marisqueire come la Cervejaria Ramiro di Lisbona, ma lo mangi bene in qualsiasi ristorante di pesce lungo la costa. Nelle tasche del nord e del centro è uno dei secondi più richiesti.

Alheira

Alheira

L’alheira è una salsiccia dalla storia affascinante. Nasce a Trás-os-Montes, nel nord-est, durante l’Inquisizione. Gli ebrei convertiti, i cristãos-novos, la inventarono per fingere di mangiare insaccati di maiale come i cristiani. Al posto del maiale usavano pollame, selvaggina, pane e aglio. Il risultato è una salsiccia morbida e saporita, oggi amata da tutti.

Si serve in genere grigliata, con un uovo fritto sopra, patate e verdure, oppure fritta. La versione più celebre è l’alheira de Mirandela. La cittadina ne è la capitale indiscussa e l’ha resa un prodotto a indicazione geografica protetta.

Dove provarla:

  • Restaurante A Adega, Mirandela (Trás-os-Montes): riferimento della cucina tradizionale locale da oltre trent’anni. Serve l’alheira grigliata con batatas a murro e verdure, accompagnata da vinho verde.
  • Flor de Sal, Mirandela: sulle rive del fiume Tua, propone l’alheira in chiave più ricercata — grigliata, in açorda, con l’uovo o con salsa al vino Porto.

Bolo do caco

Bolo do caco

Il bolo do caco è il pane simbolo dell’isola di Madeira. Nonostante il nome (“bolo” significa torta), è un pane rotondo e schiacciato a base di patata dolce. La cottura avviene tradizionalmente su una pietra di basalto, il caco. Si serve caldo, tagliato a metà e spalmato con la manteiga de alho, il burro all’aglio e prezzemolo che si scioglie sul pane appena sfornato.

A Madeira lo mangi ovunque: come accompagnamento, come street food o farcito a panino, il prego no bolo do caco con la bistecca. È uno dei sapori che più si ricordano di un viaggio sull’isola.

Dove provarlo:

  • Casa do Bolo do Caco, Funchal (Rua Fernão de Ornelas): specializzata proprio in questo pane, lo sforna in continuazione e lo serve caldo con il burro all’aglio. Il posto giusto per provarlo nella sua versione classica.

Queijo da Serra da Estrela

Queijo da Serra da Estrela

Il queijo da Serra da Estrela è il re dei formaggi portoghesi. Si produce con latte crudo di pecora nella regione montuosa della Serra da Estrela, al centro del paese. È un formaggio a pasta molle e cremosa, così morbido da giovane da mangiarsi con il cucchiaio: si taglia la crosta superiore come un coperchio e si raccoglie l’interno colante. Il caglio è vegetale, ottenuto dal cardo, e questo lo rende particolare.

È un prodotto DOP e stagionale: la produzione tradizionale va da novembre a marzo. Va cercato nella sua versione autentica, perché in giro ci sono molte imitazioni industriali. Si gusta semplicemente spalmato sul pane, magari con un bicchiere di vino del Dão o un Porto.

Dove provarlo: nei piccoli ristoranti e nelle cantine della Covilhã, di Seia e della Guarda, le città ai piedi della Serra, dove compare quasi sempre tra le entrate. Cerca le etichette DOP e i piccoli produttori locali, come quelli della zona di São Gião, premiati a livello internazionale.

Ovos moles de Aveiro

Ovos moles de Aveiro

Gli ovos moles sono il dolce tipico di Aveiro, la “Venezia del Portogallo”, con i suoi canali e le barche colorate. Dentro c’è una crema dolcissima di tuorli d’uovo e zucchero, racchiusa in un sottile guscio di ostia bianca. Lo stampo richiama spesso conchiglie, pesci e botti, in omaggio alla laguna della città. È un dolce conventuale, nato nei monasteri di Aveiro e oggi a indicazione geografica protetta.

Sono piccoli, eleganti e molto dolci, da finire in uno o due bocconi: perfetti con il caffè. Si vendono anche in scatole di legno decorate, ottime come souvenir goloso.

Dove provarli:

  • Confeitaria Peixinho, Aveiro (Rua de Coimbra 9): fondata nel 1856, è la più antica casa di ovos moles della città. Li fanno ancora a mano, uno per uno, secondo la ricetta originale. L’indirizzo storico per eccellenza.

Travesseiros e queijadas de Sintra

Travesseiros de Sintra

La fiabesca Sintra, con i suoi palazzi e i boschi alle porte di Lisbona, ha due dolci che valgono da soli una sosta. I travesseiros (“cuscini”) sono lunghi rettangoli di pasta sfoglia friabile, ripieni di crema di mandorle e uova e spolverati di zucchero. Le queijadas de Sintra sono piccole tortine di pasta croccante, con formaggio fresco, zucchero e cannella. Si producono qui da secoli e sono documentate già nel Medioevo.

Sono il premio ideale dopo aver camminato su e giù per le salite di Sintra, tra il Palácio da Pena e gli altri castelli.

Dove provarli:

  • Casa Piriquita, Sintra (Rua das Padarias): pasticceria storica fondata nel 1862, è la patria dei travesseiros, sfornati caldi durante tutta la giornata. Ci sono due sedi sulla stessa via. Anche le queijadas qui sono ottime.

Torta de Azeitão

Torta de Azeitão

La torta de Azeitão è un dolce arrotolato originario di Azeitão, paese vicino a Setúbal, a sud di Lisbona. La zona, la penisola di Setúbal, è nota anche per il vino moscatel e il formaggio. È un rotolo soffice di pan di Spagna sottilissimo, quasi senza farina, farcito con una crema di tuorli aromatizzata a cannella e limone. Morbida, profumata, di un giallo intenso.

È uno di quei dolci che spingono i portoghesi a fare una deviazione apposta. Fuori dalla zona d’origine, infatti, si trovano a fatica.

Dove provarla: nelle pasticcerie di Azeitão e Brejos de Azeitão, dove si produce ancora artigianalmente. La pasticceria che ne ha diffuso la fama storica è quella legata al marchio Tortas de Azeitão. Una sosta golosa ideale se visiti Setúbal o la costa dell’Arrábida.

Pão de ló

Pão de ló

Il pão de ló è il pan di Spagna portoghese, ma in versioni molto più ricche e umide di quelle a cui siamo abituati. A seconda della zona può essere alto e soffice, oppure quasi cremoso e poco cotto al centro, con un cuore che cola. La sua fama è legata soprattutto alla Pasqua, ma si trova tutto l’anno.

Le versioni più celebri arrivano da paesi che se ne contendono la paternità. Il pão de ló de Ovar, vicino ad Aveiro, è morbidissimo e con il centro liquido. Seguono quello di Margaride e quello di Alfeizerão. Ogni ricetta ha la sua scuola di fedeli.

Dove provarlo: il più rinomato è quello di Ovar, dove diversi produttori artigianali fanno parte di un’associazione che ne tutela la ricetta a indicazione geografica protetta. Lo trovi nelle pasticcerie del paese e, durante la Pasqua, in tutto il Portogallo. A Porto, sono un buon indirizzo pasticcerie storiche come la Petúlia, aperta dal 1972.

Arroz doce

Arroz doce

L’arroz doce è il riso al latte portoghese, il dolce della nonna che chiude pranzi di festa, cene di Natale e domeniche in famiglia. Si prepara con riso, latte, zucchero, scorza di limone e cannella. Si serve freddo in piatti larghi, decorato a mano con disegni di cannella in polvere, spesso cuori o motivi geometrici. Rispetto ad altre versioni europee è più ricco di tuorli, che lo rendono cremoso e dorato.

Non ha un locale “di destinazione”, perché è un dolce casalingo per definizione. Lo trovi come dessert nel menu di quasi ogni tasca e ristorante tradizionale: uno dei modi più semplici e dolci di chiudere un pasto portoghese.

Ginjinha

Ginjinha

La ginjinha (o solo ginja) è il liquore tipico portoghese. Si ottiene facendo macerare le amarene nell’acquavite con zucchero e cannella. È dolce, intensa, di un rosso scuro, e si beve come aperitivo o digestivo in un bicchierino. Quando ordini te lo chiedono: com elas o sem elas, cioè con o senza le amarene sul fondo (con, è meglio).

A Lisbona si beve al volo, in piedi, nei minuscoli chioschi storici intorno al Rossio. A Óbidos, borgo medievale murato a nord della capitale, è una specialità locale. Qui viene servita in un bicchierino di cioccolato commestibile: bevi il liquore e poi mangi il bicchiere.

Dove provarla:

  • A Ginjinha (Espinheira), Lisbona (Largo de São Domingos): il chiosco storico dal 1840, lo stesso bancone da cinque generazioni. Un bicchierino al volo è un piccolo rito lisboeta.
  • Le ginjinha bar di Óbidos: lungo la via principale del borgo, dove provarla nel bicchierino di cioccolato.

Vinho do Porto (vino Porto)

Vinho do Porto

Impossibile chiudere senza il vino Porto, il liquoroso più famoso del Portogallo e uno dei più noti al mondo. Nasce dalle uve dei terrazzamenti scoscesi della Valle del Douro, patrimonio UNESCO. Viene poi “fortificato” con acquavite, che ferma la fermentazione: restano così una dolcezza naturale e una gradazione più alta. Le tipologie principali sono quattro: il Ruby (giovane e fruttato), il Tawny (invecchiato in botte, con note di frutta secca), il White (da aperitivo, ottimo col tonico) e il pregiato Vintage.

Storicamente le cantine d’invecchiamento non stanno a Porto città, ma sull’altra sponda del Douro, a Vila Nova de Gaia. Lì le grandi case allineano le loro insegne lungo il fiume. Visitarle, con tour e degustazione, è una delle esperienze classiche di un viaggio a Porto.

Dove provarlo:

  • Caves Taylor’s, Vila Nova de Gaia: una delle case più antiche (fondata nel 1692), con visita con audioguida e degustazione in un bel giardino panoramico sul Douro.
  • Caves Graham’s, Vila Nova de Gaia: a Gaia dal 1890, propone visite guidate da esperti e degustazioni più raffinate, con un ristorante interno (il Vinum) tra i migliori della zona.

A tavola: qualche cosa utile da sapere

Gli orari dei pasti sono più vicini ai nostri che a quelli spagnoli. Si pranza tra le 12.30 e le 14.30 e si cena dalle 19.30 in poi. Molti ristoranti, comunque, restano aperti fino a tardi.

A cena conviene prenotare sempre. In Portogallo è facilissimo: in quasi tutti i ristoranti puoi riservare un tavolo direttamente da Google Maps, con un paio di tap.

Il caffè merita un capitolo a parte. Un espresso si chiama bica a Lisbona e cimbalino a Porto. Il galão è il caffellatte servito in bicchiere, il meia de leite è simile al nostro cappuccino in tazza. A fine pasto è quasi d’obbligo.

La mancia non è obbligatoria come negli Stati Uniti. Si lascia qualche moneta o si arrotonda, intorno al 5-10% se ti sei trovato bene. Nelle tasche più semplici, però, nessuno se l’aspetta.

Un ultimo consiglio: non avere paura di entrare nelle tasche più spartane, quelle con la tovaglia di carta e il menu scritto a mano. È lì che si mangia la cucina portoghese più vera, spesso a prezzi che in Italia non immagini nemmeno.

Hai già visitato il Portogallo o lo stai pianificando? Per altri itinerari, consigli e indirizzi, dai un’occhiata agli altri articoli sul Portogallo del blog.

L’Esploratrice Instancabile... Da bambina viaggiava solo con l’immaginazione, oggi non si ferma mai. Divoratrice di città, musei e culture, Pippi organizza ogni itinerario al dettaglio, con timetable alla mano... rigorosamente con scarpe comode e zaino in spalla.

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